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A PROPOSITO DI  CULTURA...

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«I pregiudizi si combattono con la cultura»: Arcigay e Stonewall su terapia ormonale sostitutiva gratuita e

2020-11-12 15:08

Emilia Rossitto

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«I pregiudizi si combattono con la cultura»: Arcigay e Stonewall su terapia ormonale sostitutiva gratuita e legge Zan

Omotransfobia e società: cosa è cambiato di recente

Positivo il parere dei referenti delle associazioni Arcigay e Stonewall rispetto a due grandi cambiamenti sociali in atto quali la recente introduzione della terapia ormonale gratuita per le persone transessuali, ormai approvata in Italia nel mese di ottobre dall’Agenzia italiana del farmaco, e la più recente proposta di legge Zan contro l'omofobia che ha visto l'ok della Camera negli scorsi giorni, ma bisogna continuare a procedere con attenzione e cautela.

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«I pregiudizi si combattono con la cultura». È la considerazione ma anche l'invito formulato da Armando Caravini, referente territoriale della sezione catanese di Arcigay, il quale ha sintetizzato così la posizione dell’associazione rispetto alla recente e dibattuta proposta di legge Zan in contrasto alla violenza e la discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità.

 

Il disegno di legge elaborato dal deputato del Pd Alessandro Zan ha visto l’ok della Camera proprio negli scorsi giorni. «Sin dalla prima occasione – ha detto Caravini – abbiamo manifestato a favore della legge. Ci auguriamo solo che non si concluda con un compromesso al ribasso. A preoccuparci è l’articolo 3 della legge che introduce una clausola che rimanda all’articolo 21 della Costituzione che difende il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero. Finora l’articolo non va ad inficiare l’intero disegno di legge e ci auguriamo che l’eventuale approvazione definitiva possa gettare le basi per nuove condizioni culturali che vadano a scardinare una società che poggia le sue fondamenta su una matrice profondamente patriarcale e maschilista. Educare alla comprensione dell’altro, prevenendo il desiderio di incitare all’odio è un tragitto che inizia sin da bambini, nelle scuole. È nel contesto scolastico, di comunità obbligato, che prendono vita i più feroci atti di omofobia. Gli studenti del territorio si sono sempre dimostrati interlocutori curiosi che hanno manifestato, in più occasioni, il desiderio di confronto con la nostra associazione. Sono gli adulti le uniche vittime del pregiudizio ed il pregiudizio si combatte con la cultura direttamente sui banchi di scuola».

Un’esortazione, quella di Caravini, riconducibile contestualmente anche all’introduzione delle terapie ormonali gratuite per le persone transessuali. Dal primo ottobre 2020, infatti, i farmaci ormonali per le transizioni di genere sono a carico del Servizio sanitario nazionale. Un provvedimento stabilito, dopo decenni di battaglie da parte delle associazione ed attivisti per i diritti delle persone transessuali, dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che rende si gratuito l’accesso a una terapia essenziale per la vita e la sopravvivenza delle persone transessuali ma, dall’altro lato, ne consente la richiesta solo in seguito ad una diagnosi da parte di un team di medici specialisti e psicologi che identifichi il proprio paziente nel quadro della disforia di genere o incongruenza di genere. 

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Entrambi, sono provvedimenti che anche secondo il parere di Alessandro Bottaro, presidente dell’associazione Stonewall Siracusa, permetterebbero soprattutto dei grandi cambiamenti culturali squarciando un vero e proprio varco tra le manifestazioni d’odio e permettendo, potenzialmente, una difesa dal pregiudizio.

 

«L’opinione pubblica tende a frammentarsi quando si dibatte di identità di genere – ha raccontato Bottaro – poiché si tende a non comprendere le dinamiche individuali che interferiscono con il riconoscimento del proprio sesso biologico e quindi con la propria identità. Il punto è che anche le persone Lgbt sono soggetti sociali ed anche per loro la terapia ormonale gratuita è finalmente considerata salvavita. Dunque si tratta semplicemente di un diritto che è stato riconosciuto. Alcune volte chi si trova ad affrontare la transizione vive una sofferenza, spesso non manifesta, che dal non identificarsi nella propria immagine può condurre persino ad un rifiuto della vita. A Siracusa cerchiamo di fare del nostro meglio per sostenere chi non ha un interlocutore. Senza ombra di dubbio, inoltre, l’omosessualità ma anche la transessualità sono ancora oggetto di derisione e violenza verbale e nei casi peggiori persino fisica. Il compito dell’associazione in questo contesto non è solo quello di creare uno spazio protetto e sicuro come lo è “Open Space” o “La psicologa risponde” grazie ai quali potersi confrontare con psicologi come Andrea Malpasso ed Emma Lo Magro ma è anche quello di fare prevenzione all’odio attraverso la cultura. Le manifestazioni di odio nella maggior parte dei casi sono dovuti all’ignoranza. In questo contesto la proposta di legge Zan può segnare una pagina culturale forte nella nostra società. La legge si pone non tanto come punitiva, poiché la condanna in sé sarebbe insufficiente, ma come promotrice di memoria, ricordo, cultura. Avere memoria è fondamentale. Tanto più l’intenzione si concretizza attraverso la volontà di introdurre, presumibilmente il 17 maggio, la Giornata nazionale contro l’omofobia la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e di istituire dei centri contro le discriminazioni.

L’Italia, per via dei numerosi casi di aggressioni nei confronti delle persone Lgbt, si posiziona tra gli ultimi posti in Europa. Il nostro è un percorso ancora in salita che può essere scalato solo acquisendo una maggiore consapevolezza dei propri diritti e attraverso la divulgazione di informazioni corrette».

«La transessualità non è una moda – ha proseguito Caravini – ma un percorso che a volte, per chi lo attraversa, può risultare anche lungo e doloroso. Ci sono stati momenti storici in cui le persone tendevano a comprare i farmaci di nascosto pur di portare a termine il proprio percorso, questi sono stati scenari di solitudine potenzialmente nocivi per la salute di chi li metteva in pratica e sono, tuttora, assolutamente da evitare. Se il farmaco viene assunto sottobanco questa decisione impedisce il monitoraggio dei livelli ormonali nel sangue, ostacola quel supporto da parte degli specialisti come l’endocrinologo e lo psicologo che, invece, garantiscono la tutela alla salute».

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Ad esprimere il proprio punto di vista a riguardo è stato anche Lele Russo, responsabile gruppo trans per Arcigay Catania: «Di certo, l’obbligo di certificare una patologia - ha sottolineato Russo – è una restrizione non indifferente. In passato ho avuto modo di confrontarmi con l’endocrinologo, ora in pensione, Mario Vetri, che per anni a Catania ha rappresentato un punto di riferimento in Sicilia per le persone che si avviavano a intraprendere il trattamento per transitare da maschio a femmina o viceversa. Anche il suo è stato un parere positivo rispetto al cambiamento di rotta dell’Aifa che si concretizza. È anche vero che i farmaci saranno erogati dalle farmacie ospedaliere e che a loro volta saranno autorizzate all’acquisto solo in base ad un rimborso da parte della Regione o del Sistema sanitario nazionale. Ad oggi sono davvero poche le farmacie ospedaliere in Italia che ne permettono l’acquisto gratuito, segno di un percorso che è ancora in divenire. Altro elemento sul quale si dibatte e che dal nostro punto di vista sarebbe auspicabile un cambiamento riguarda la definizione di disforia di genere intesa come patologia. I manuali medici fanno riferimento alla transizione come una malattia mentale e difatti la disforia di genere è catalogata come disturbo psicologico. D’altro canto, vero è anche che rispetto al passato la comunità scientifica inizia a porsi diversamente con le persone transessuali. L’imposizione ad opera dello psichiatra o psicologo che sono chiamati a definire la sessualità del proprio paziente con conseguenze del tipo “ti dico chi sei” è forse troppo restrittiva ed inadeguata. Ciò implica che un percorso, che intacca la propria individualità, sia subordinato alla scelta dello specialista. Dal nostro punto di vista, lo psicologo dovrebbe porsi in una posizione di consiglio, supporto e suggerimento e non ricoprire il ruolo di chi attraverso un diktat prende una decisione al tuo posto»

A proposito della proposta di legge Zan Russo conclude: «L’odio oggi corre più veloce grazie ai mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione non che prima queste manifestazioni non ci fossero. La legge diventa sinonimo di educazione e pensiero, anche se l’estrema destra la vuole ridurre ad una legge bavaglio bisogna tenere in considerazione che tutte le corti sovranazionali si sono espresse sulla libertà di espressione come diritto che non è supremo se lede gli altri diritti come quelli personali».

 

 

©riproduzione riservata

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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