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L’Elena di Livermore sarà all’Arena di Verona: l’intervista all’attrice Laura Marinoni

2019-07-03 10:13

Redazione

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L’Elena di Livermore sarà all’Arena di Verona: l’intervista all’attrice Laura Marinoni

In primo pianoDec 10, 2019 La Grecia e la Sicilia: un dialogo indelebile nel corso dei secoli

INTERVISTA

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«Senza retorica, è stata una delle esperienze più belle della mia vita». A parlare è l’attrice Laura Marinoni - applauditissima protagonista di Elena di Euripide diretta da Davide Livermore che ha inaugurato a maggio la 55a edizione del Festival del dramma antico dell’Inda -, a proposito della messa in scena di uno spettacolo visionario e innovativo destinato a segnare un punto di svolta nella storia delle rappresentazioni classiche. «Si è creata una felice alchimia tra due forze: da un lato un grande personaggio, quello di Elena, in un testo poco frequentato ma ricchissimo di sfumature, e dall’altro il genio di Livermore», spiega l’attrice che da qualche settimana ha fatto ritorno a Milano, «L’Elena di Euripide è una tragicommedia atipica che ha permesso al regista, a me e a tutta la compagnia, di “navigare” - è il caso di dire perché eravamo nell’acqua, in un flusso continuo di stili e di linguaggi differenti, con la possibilità di far sorridere, e a volte anche ridere, il pubblico. E non per effetto di forzature registiche ma per una cifra particolarissima dello stesso testo. In più, abbiamo avuto la sorpresa di un gruppo di attori fenomenale, un’energia bellissima tutta volta al lavoro di squadra. Livermore è stato il mago che ci ha chiesto fin dal primo giorno un impegno notevole - anche fisico per le dimensioni dello spazio di un teatro di pietra e per le temperature che abbiamo dovuto affrontare -, ma nello stesso tempo una gioia infinita ci ha accompagnati durante le prove e le repliche. Per me è stato un regalo grandissimo. Abbiamo avuto record di incassi, la gente ci fermava per strada, davvero un’occasione unica». 

«È stato un colpo di fulmine fin dall’inizio. Non ci conoscevamo: io rischiavo con lui, lui rischiava con me, ma ci siamo subito trovati in questa grande voglia di giocare e di superare molti pregiudizi legati alla tradizione del dramma antico. Io mi sono affidata alla sua visionarietà, lui si è affidato alla mia esperienza. Ognuno ha messo sul piatto il meglio di sé ed Elena è volata in alto e ci ha unito moltissimo. Sono a Milano da qualche giorno e sento giornalmente i miei colleghi. Siamo sempre in contatto con Livermore anche se è in Australia. È come se si fosse creata una compagnia molto speciale, come se fosse nato tutto sotto una stella luminosa». 

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«Era un titolo rischioso, sicuramente non considerato tra le tragedie più accattivanti. A una prima lettura superficiale, un’attrice non si aspetterebbe molto da questa Elena. Eppure, io che ne ho fatto tante di eroine tragiche, da Antigone a Giocasta a Fedra, devo dire che questa tragicommedia è difficile da dirigere e da interpretare, ma il fatto di aver osato andare fino in fondo nello stesso stile rivoluzionario di Euripide - che alla fine dei suoi giorni poco prima delle Baccanti inventa questa storia surreale -, ha portato freschezza e novità. È stata un’emozione particolare essere pionieri di uno spettacolo totalmente innovativo, non solo a livello tecnico, ma come idea di regia. Per non parlare della meraviglia, e anche della fatica, di essere in quello spazio d’acqua che è diventato il Nilo, il Mare, un luogo onirico, di sogno, in cui tutto può accadere».

«Il tema della guerra nell’Elena non è affrontato direttamente. Ma Euripide, attraverso questa favola, prende delle posizioni etiche e politiche precisissime. Pensiamo solo a quella meravigliosa battuta del Secondo Messaggero che dice: “Quindi siamo morti per una nuvola?”. Se quello di Elena a Troia era solo un fantasma, che senso ha avuto spargere tutto quel sangue? In un certo senso Euripide scagiona Elena, ridimensiona la responsabilità individuale, mentre vuole sottolineare l’assurdità di tutte le guerre dovute in ogni tempo più a motivi economici e politici che a pretestuose ragioni ideologiche. Un grande messaggio pacifista, veicolato in quest’opera soprattutto dal Coro. Inoltre, alla fine dello spettacolo, per un’intuizione del regista, c’è Elena diventata vecchia che si ritrova faccia a faccia con tutti i suoi compagni di scena (in un gioco di specchi tra realtà e finzione, tra attore e personaggio) e con lo sguardo li uccide tutti. Come a dire, vi abbiamo raccontato un sogno ma la guerra c’è realmente stata e sono morti tutti. Non a caso Livermore sceglie di chiudere con il canto straziante di una madre serba davanti al figlio morto. Per dire che la guerra è sempre tra noi, pronta ad azzerare il nostro mondo di affetti e il nostro stesso futuro. Un monito severo, ineludibile».

«A settembre riprenderemo Elena all’Arena di Verona. Poi inizierò le prove di Arizona di Juan Carlos Rubio con Fabrizio Falco per Emilia Romagna Teatro, una storia quanto mai attuale sui conflitti al confine tra Stati Uniti e Messico. Quindi tornerò a due spettacoli che ho fatto al Teatro Franco Parenti di Milano, Cita a siegas di Mario Diament, e I promessi sposi alla prova di Giovanni Testori dove interpreto la Monaca di Monza, per proseguire con il John Gabriel Borkman di Ibsen con lo Stabile di Genova diretta da Marco Sciaccaluga fino a fine stagione».

Giovanna Caggegi

©riproduzione riservata

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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