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Necropoli e società aristocratica a Siracusa durante l’età arcaica

2021-12-23 17:58

Redazione

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Necropoli e società aristocratica a Siracusa durante l’età arcaica

La Necropoli del Fusco a Siracusa e i suoi legami con quella di Corinto

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Il periodo che seguì la fondazione delle colonie greche in Sicilia vide definirsi nuovi rapporti di identità e diversità rispetto al mondo nativo anche attraverso nuove simbologie. Tra questi aspetti vanno inserite le pratiche funerarie. Lo studio del “mondo dei morti” come sistema strutturato è possibile solo nel caso in cui una necropoli fornisca un insieme globale di informazioni, le quali vanno lette nel loro insieme come testimonianze del quadro sociale di un particolare momento storico.

Le prime indagini archeologiche nella Necropoli del Fusco, avvenute a Siracusa a più riprese durante la seconda metà del XIX secolo, fornirono, oltre la documentazione delle tipologie tombali e di corredi, nuovi dati relativi alla topografia delle aree sepolcrali. Per l’abbondanza di materiale furono studiate le ceramiche di importazione e i grandi crateri a colonnette arcaici, con decorazione geometrica dipinta di produzione locale. Lo studio topografico della Necropoli permise di osservare un suo progressivo sviluppo verso ovest e di individuarne il limite meridionale.

Le tombe più antiche della Necropoli del Fusco si datano alla fine dell’VIII secolo a.C. e sono state localizzate nella zona adiacente la stazione ferroviaria. I riti funerari attestati prevedevano sia l’incinerazione primaria in ustrina e secondaria in vasi e urne o bacili bronzei entro pozzetti circolari o quadrati. In età arcaica sembra più attestata l’inumazione in fosse rettangolari tagliate in roccia, talvolta contenenti sarcofagi litici, coperte da lastre di pietra o tegole a spiovente. Durante le campagne di scavo furono documentati anche frammenti di stelai con rilievi in calcare e in marmo, di cornici decorate e di edicolette.

Durante il secolo scorso altre campagne di scavo hanno riportato alla luce numerose tombe, fra le quali otto sepolture in sarcofago monolitico con corredi ceramici del VII secolo a.C.. Le tombe del tipo ad inumazione all’interno di sarcofagi monolitici contenevano corredi costituiti da oggetti di ornamento personale e ceramiche. Dagli scavi sono emerse anche sepolture del VI secolo a.C., prevalentemente del tipo a inumazione in fossa di varia tipologia, con orientamento E-O. Queste ultime, molto concentrate e talvolta sovrapposte, contenevano vari oggetti di corredo databili all’inizio del VII secolo a.C.. Anche all’interno dell’abitato moderno gli scavi archeologici hanno riportato alla luce altre necropoli, alcune delle quali in uso già nel VII secolo a.C..

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Interessanti confronti sia per quanto riguarda la topografia delle necropoli sia per le tipologie delle sepolture si possono osservare nella necropoli settentrionale di Corinto. Dall’analisi delle sepolture è stato possibile osservare l’assenza di corredi ricchi, mentre nella maggior parte dei casi le tombe risultano prive di offerte. Non sono attestati oggetti di importazione, sebbene la città in questo periodo fosse stata particolarmente attiva sulle rotte commerciali.

Nei corredi delle tombe della necropoli settentrionale di Corinto si è potuto anche osservare che sono pochi i vasi dello stesso tipo e forma della ceramica protocorinzia rinvenuta nelle tombe della Sicilia, questo perché le sepolture di Corinto sono più antiche dei movimenti di colonizzazione e soprattutto perché la maggior parte dei vasi nei corredi sono ampie forme aperte, come crateri, che poco si prestavano al trasporto. Sul mercato dovevano essere immesse soprattutto piccole forme vascolari che venivano apprezzate più per il loro contenuto che per il loro valore intrinseco. Nella maggior parte dei casi, inoltre, il corredo delle tombe risalenti all’VIII secolo a.C. è stato sconvolto dalle sepolture che installarono nelle fasi successive.

La maggior parte delle tombe risalenti al periodo geometrico rinvenute nella necropoli settentrionale di Corinto è del tipo a cista, con alcuni esempi di sarcofago e urna usati per la deposizione di infanti. Sono assenti le cremazioni. Solo un numero limitato di tombe a cista ha offerto un corredo riferibile al periodo geometrico, mentre nella maggior parte dei casi si trattava di tombe prive di corredo. Le tombe del periodo protocorinzio possono essere suddivise, in maniera analoga, in base alla tipologia e all’orientamento, nonché alla posizione nella necropoli. Nella maggior parte dei casi si tratta del tipo a sarcofago, con un orientamento Est-Ovest o Nord-Sud, secondo un uso già attestato in età geometrica. Dal VII secolo a.C. si osserva il graduale passaggio dalla semplice tomba a fossa nella terra al sarcofago e quindi al sarcofago realizzato con un solo blocco era già stata notata altrove. In alcuni casi è stata osservata la presenza di stucco sulla superficie interna della sepoltura. Si è trattato sicuramente di un sistema per unire meglio le parti separate del sarcofago, che ancora non è realizzato con un unico blocco lapideo. L’uso di stucco sulle superfici interne divenne piuttosto comune nelle fasi più tarde della necropoli, fra il VI e il V secolo a.C.. Le tombe che hanno restituito un corredo presentano ceramiche di tipologie semplici. Il gruppo più antico è costituito da vasi del medio protocorinzio, dalle ceramiche di stile tardo protocorinzio e transizionale del terzo quarto del VII secolo a.C.. Quello che appare strano è la totale assenza di vasi del tipo ampiamente attestato nelle necropoli occidentali, Cuma e Siracusa, in particolare nelle necropoli del Fusco. Non sembra esserci stata una continuità, almeno per quanto riguarda la ceramica, fra le sepolture del periodo geometrico e quelle del periodo protocorinzio. Il vuoto sembra riguardare l’antico protocorinzio.

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Le piccole forme vascolari dell’antico protocorinzio, comuni in Occidente, come skyphoi e aryballoi, sono completamente assenti. Probabilmente i piccoli vasi erano più adatti al commercio per il loro contenuto, preferibili a oinochoai e crateri rinvenuti raramente nelle necropoli delle colonie e ampiamente attestati nelle necropoli locali. Sostanziali cambiamenti si registrano solo a partire dalla fine del VII secolo a.C., mentre le sepolture del VI secolo a.C. sono circa il doppio rispetto a quelle del periodo precedente.

I riti funerari del periodo protocorinzio sembrano continuare senza soluzione di continuità durante l’ultimo quarto del VII secolo a.C. e nel VI secolo a.C. il tipo di sepoltura predominante continua ad essere l’inumazione. Le tombe adesso sono orientate in senso Nord-Sud e Est-Ovest, ma al loro interno il corpo viene collocato in modo tale che la testa risulti a Est o Sud. Alla fine del VII secolo a.C. il corpo era collocato in una posizione contratta, ma dall’inizio del VI secolo a.C. si trovano sepolture in posizione distesa. Dopo la metà del VI secolo a.C. prevalse la posizione distesa dell’inumato. Le braccia erano in genere poste ai lati del corpo, ma in alcuni casi sono state incrociate sul torace. È probabile che delle volte venisse collocato un supporto per la testa, come testimonia il fatto che molti teschi sono caduti in avanti. L’età dell’inumato rimane difficile da determinare, mentre per il sesso si può ricorrere a dei validi criteri, in particolare alla presenza di gioielli. In particolare, durante il VI secolo a.C., vengono usate regolarmente le fibule. La pisside, che in genere può indicare una sepoltura femminile, ha un significato diverso: essa ricorre soprattutto nelle sepolture di infanti e comunque in tombe con strigile. La conclusione è che la pisside era dedicata principalmente ai bambini, sia maschi che femmine. Dalla fine del VI secolo a.C. sembra che i sarcofagi siano di due misure standardizzate. In questo modo è difficile capire se la mortalità degli adolescenti, nella fascia compresa tra i cinque e i quindici anni, fosse piuttosto bassa o se i loro corpi venissero collocati nei sarcofagi per gli adulti.

Nelle necropoli siracusane si possono osservare sostanziali differenze rispetto a quelle di Corinto, pur attestando una continuità di usi. In particolare, possiamo osservare la preponderanza dell’inumazione all’interno di sarcofagi e fosse rettangolari scavate nella roccia, attestata in entrambe le città dalla fine dell’VIII secolo a.C. e le deposizioni infantili insieme a quelle di adulti. Si possono osservare delle differenze anche nelle pratiche crematorie, nell’uso diffuso della sepoltura ad enchytrismos e nei seppellimenti multipli. Uno degli indicatori più rilevanti dell’adozione di pratiche diverse rispetto alla madrepatria è costituito dalla cremazione secondaria in un recipiente bronzeo. Questa pratica risulta attestata a Siracusa dalla fine dell’VIII e per tutto il VII ed il VI secolo a.C.. I corredi delle necropoli siracusane sono generalmente costituiti da ceramiche di importazione, che probabilmente erano usati per la toletta del defunto e per la cerimonia funebre. All’interno del corredo vascolare i vasi relativi alla cura della persona potevano avere questa funzione specifica. Le pratiche di cremazione secondaria entro lebete, nonostante la presenza di varianti, trovano a Siracusa il collegamento con la il modello omerico reso nella descrizione dei funerali di Patroclo ed Ettore, assumendo quindi il valore del “modello” attraverso l’interpretazione delle elites aristocratiche locali. Questo tipo di pratiche sono note in Grecia dalla metà dell’VIII secolo a.C. ed ebbero un’ampia diffusione che le portò dalla Grecia fino a Cipro come deposizioni di guerrieri. In Occidente lo troviamo verso la fine dell’VIII secolo a.C. presso Cuma, dove le incinerazioni entro lebete venivano poste in una custodia litica. A Siracusa, dove questo rito è attestato nella necropoli del Fusco e in quelle rinvenute all’interno dell’abitato moderno, la scelta di cremare i defunti e di porre le ceneri in un lebete bronzeo poteva avere motivazioni di ordine sociale e ideologico, nonché implicazioni relative alla classe e all’età del defunto. Si tratta di oggetti che possono avere molteplici significati simbolici ed è significativo, in questo senso, l’uso, soprattutto nel VI secolo a.C., di dinoi come ossuari contenenti i resti delle cremazioni. Questi vasi riportano nei riti funerari l’ideologia simposiaca caratteristica delle pratiche conviviali aristocratiche.

 

di Giancarlo Germanà

 

 

©riproduzione riservata

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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