
“Troppi testimoni ormai stanno confermando una verità sommersa che sta sempre più impietosamente venendo a galla: probabilmente i Bronzi di Riace vennero davvero scoperti nei fondali di Brucoli alla fine degli anni sessanta. A settembre pubblicheremo un nuovo studio con altre decisive prove scientifiche”. L'affermazione è di Anselmo Madeddu (nella foto), medico con la passione per l'archeologia.
La teoria di Madeddu, con divisa da tanti studiosi, parte dal quesito: cos'è successo a Riace nell’agosto del 1972? Esiste davvero il terzo Bronzo? E' vero che inizialmente appartennero ad un carico poi affondato al largo di Brucoli, come sostenuto dall’archeologo Ross Holloway che scrisse che furono trovati in acque siciliane e poi nascosti a Riace?
Dietro ai bronzi di Riace vi è un mistero che ha stuzzicato la fantasia di Madeddu che ha avviato già da qualche anno un’indagine minuziosa che, incrociando dati archeologici e scientifici con fonti storiche, mette insieme una serie d'indizi concordanti.
L’indagine fa leva sugli algoritmi e sulle evidenze archeometriche. Un’ipotesi che ci porta alla Sicilia dei Dinomenidi e a un’opera legata ai suoi ecisti, alla vittoria d’Imera (480 a.C.) e al sacco di Siracusa (212 a.C.). Madeddu sostiene che le due statue oggi esposte a Riace altro non sono che Gelone e il fratello mentre una terza statua sarebbe andata perduta. Lo studio geochimico che ha provato l’origine siciliana delle terre delle loro saldature e le rivelazioni di tanti testimoni che stanno facendo venire a galla la verità che ruoterebbe attorno a una turpe vicenda di archeomafia: 54 anni fa, qualcuno tentò di occultare per sempre negli oscuri fondali di un tranquillo borgo marinaro a nord di Augusta.
“Ciò che sorprende maggiormente – hanno detto Madeddu e Rosolino Cirrincione, direttore del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania a nome dell’intera équipe – è la straordinaria corrispondenza dei contenuti di elementi in traccia tra le terre di saldatura e i campioni prelevati nell’area dell’Anapo. Si tratta di elementi considerati immobili dal punto di vista geochimico e dunque non modificabili da fattori esogeni e pertanto fortemente indicativi, così da diventarne una sorta di DNA, di codice genetico, che individua e distingue i vari tipi di litotipi argillosi. Ebbene, la composizione percentuale di questi elementi osservati nelle terre delle saldature dei Bronzi di Riace e in quelle oggetto del prelievo effettuato in questa precisa area del siracusano, sono pressoché identiche”.






