
In occasione dell’85° anniversario dell’affondamento del piroscafo Conte Rosso, avvenuto al largo di Siracusa il 25 maggio 1941 e costato la vita a 1.297 italiani, si è svolta al Cimitero Comunale di Siracusa una solenne cerimonia commemorativa con la scopertura di un’epigrafe dedicata a tutti i Caduti civili e militari siracusani senza una tomba, morti nei diversi contesti bellici.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Siracusa e dall’Associazione Culturale Lamba Doria, nasce con l’obiettivo di custodire la memoria di quanti hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere sui vari fronti di guerra, spesso senza poter ricevere una degna sepoltura. Un ricordo particolare è stato rivolto ai Caduti e Dispersi del Conte Rosso, molti dei quali furono tumulati nel cimitero cittadino dopo il tragico affondamento.
---
Il 24 maggio 1941, nel pieno della Seconda guerra mondiale e della campagna del Nord Africa, un importante convoglio italiano lasciò il porto di Napoli diretto a Tripoli con il compito di trasportare truppe, armamenti e materiali destinati al fronte africano. Tra le unità mercantili impiegate figuravano il piroscafo Conte Rosso, nave capo convoglio, la nave Esperia, la motonave Victoria e il mercantile misto Marco Polo. A bordo dell’Esperia era imbarcato un elevato numero di soldati del Regio Esercito destinati alle operazioni militari in Libia.
Il convoglio procedeva sotto la protezione di una consistente scorta navale composta da unità della III Divisione Navale, un cacciatorpediniere e tre torpediniere. Nello stesso giorno, il sommergibile britannico HMS Upholder, uno dei più temuti battelli della Royal Navy operanti nel Mediterraneo, salpò dall’isola di Malta con rotta verso lo Stretto di Messina, area strategica frequentemente attraversata dai convogli italiani diretti in Africa.
Giunto a Messina, il convoglio ricevette ulteriori rinforzi: due incrociatori, tre cacciatorpediniere e tre torpediniere si aggiunsero alla scorta per rafforzare la vigilanza antisommergibile. Il comando italiano era infatti consapevole dell’intensa attività dei sommergibili britannici nelle acque comprese tra la Sicilia orientale e il Canale di Sicilia.
Nelle ore serali del 24 maggio, le unità italiane raggiunsero l’estremo sud della Sicilia mantenendo una velocità di crociera di circa 18 nodi e seguendo una rotta di 171 gradi Sud-Est. Tuttavia, il destino del Conte Rosso era ormai segnato.
Intorno alle ore 20:41, nelle acque prossime a Capo Murro di Porco e a Capo Passero, il sommergibile Upholder riuscì ad avvicinarsi al convoglio senza essere individuato. Dal battello britannico partirono i siluri destinati al Conte Rosso. Il primo ordigno colpì la zona macchine della nave, compromettendone immediatamente la capacità di manovra; poco dopo, un secondo siluro esplose in prossimità della stiva provocando devastanti danni strutturali.
L’esplosione causò il rapido sbandamento del piroscafo. Tra il caos, il fumo e il panico, i superstiti tentarono disperatamente di mettersi in salvo utilizzando scialuppe, zattere e mezzi di fortuna. Il tempo, però, fu estremamente limitato: appena otto minuti dopo il secondo impatto, il Conte Rosso scomparve nelle profondità del Mediterraneo, affondando su un fondale di circa 2.000 metri.
Le unità di scorta reagirono immediatamente avviando una violenta caccia antisommergibile mediante il lancio di bombe di profondità contro l’Upholder. Tuttavia, l’emergenza umanitaria costrinse presto parte delle navi a interrompere l’azione offensiva per prestare soccorso alle centinaia di naufraghi dispersi in mare. Il resto del convoglio, protetto dalle unità rimaste operative, proseguì invece verso Tripoli per garantire il completamento della missione.
Nel frattempo, il Comando Marina di Augusta predispose rapidamente le operazioni di soccorso. Il bilancio della tragedia fu drammatico: al momento dell’affondamento, sul Conte Rosso si trovavano 2.727 persone. Di queste, 1.430 riuscirono a salvarsi, mentre 1.297 persero la vita. Soltanto 290 salme furono recuperate dalle unità impegnate nei soccorsi.
La notizia del disastro si diffuse rapidamente tra la popolazione siciliana, suscitando forte commozione, in particolare nella comunità augustana, direttamente coinvolta nelle operazioni di recupero dei superstiti e delle vittime. L’affondamento del Conte Rosso rappresentò una delle più gravi tragedie navali italiane della guerra nel Mediterraneo e testimonia ancora oggi i rischi affrontati dai convogli diretti verso il fronte nordafricano, costantemente esposti agli attacchi delle forze navali britanniche.






