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“Ora d’aria”, gli scatti di Burgo con storie e appelli in carcere

2026-06-21 08:49

Redazione

News, Notizie,

“Ora d’aria”, gli scatti di Burgo con storie e appelli in carcere

"Queste immagini sono storie, sono domande, sono appelli. Il carcere non è altrove". Nelle parole dell'arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomant

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"Queste immagini sono storie, sono domande, sono appelli. Il carcere non è altrove". Nelle parole dell'arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, il racconto della mostra fotografica “Ora d’aria” di Bianca Burgo, inaugurata nella Cappella Sveva del Palazzo Arcivescovile di Siracusa. Un percorso visivo che racconta con profondità e rispetto la vita detentiva, le fragilità, le attese e le possibilità di rinascita che abitano questi luoghi, frutto della collaborazione tra la Biblioteca Arcivescovile Alagoniana, l’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria, la società Kairós e la cooperativa sociale L’Arcolaio.
"Le fotografie ci aiutano a superare la distanza, a rompere i pregiudizi, a riconoscere che la giustizia non è completa se non si apre alla misericordia, alla riabilitazione, alla speranza - continua l'arcivescovo -. Questa mostra ci introduce in un mondo che molti preferiscono non vedere: il mondo del carcere con i suoi volti, le sue ferite, le sue attese. La Chiesa, con umiltà e determinazione, desidera continuare a essere accanto a chi vive la fragilità, a chi ha sbagliato, a chi cerca una seconda possibilità. Perché la società che non sa rialzare chi è caduto è una società che smarrisce se stessa".
Realizzato all’interno della casa circondariale di Piazza Armerina, il progetto racconta il carcere da una prospettiva insolita e profondamente umana. "Fotografie e lettere scritte dai detenuti, attraverso i quali Bianca Burgo esplora temi come la relazione, la memoria, la fragilità e la possibilità di trasformazione, restituendo volti, storie ed emozioni spesso invisibili - spiega
don Helenio Schettini, direttore della Biblioteca Alagoniana -. All'interno della mostra i progetti portati avanti all'interno delle carceri: anche manufatti realizzati dai detenuti di Siracusa e Brucoli ed anche attraverso la cooperativa sociale l'Arcolaio".
"Ora d’aria è un percorso visivo che racconta con profondità e rispetto la vita detentiva, le fragilità, le attese e le possibilità di rinascita che abitano questi luoghi - spiega don Andrea Zappulla, direttore dell'Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria -. Nasce con l’intento di offrire alla comunità ecclesiale, civile e istituzionale uno sguardo nuovo e più umano sulla realtà penitenziaria, favorendo riflessione, dialogo e responsabilità condivisa. La cura dei detenuti si fonda su tre convinzioni evangeliche fondamentali: la persona vale più del suo errore. Il male commesso non cancella l’immagine di Dio, anche quando è deturpata. La seconda: la misericordia non è debolezza. Al contrario, è la forza che permette di ricominciare, di assumersi la responsabilità, di riparare al male commesso. Infine la giustizia di Dio è sempre rigenerativa. Non si accontenta di punire: ma desidera trasformare. L’azione pastorale della Chiesa in carcere è animata e guidata dal profondo desiderio di cercare e trovare chi si è perduto lungo il cammino della vita. L’Ufficio ha sempre cercato di realizzare percorsi di rieducazione e riparazione avviando processi di sensibilizzazione e di riflessione. E' un ponte tra coloro che si trovano o lavorano in carcere con il mondo esterno (istituzioni, parrocchie, società civile) al fine di favorire processi di rieducazione, risocializzazione e riparazione tra i responsabili di reato e le vittime di reato. L’Ufficio collabora con diverse realtà per favorire il reinserimento dei fratelli detenuti nel mondo del lavoro e nella società dopo aver finito di scontare la pena detentiva".
Giovanni Pisano della cooperativa l'Arcolaio ha raccontato l'attività all'interno del carcere: "Facciamo vedere il carcere. Portiamo un po' di carcere all'esterno - ha detto -. Da più di venti anni lavoriamo dentro la casa di reclusione di Cavadonna e gestiamo un laboratorio di produzione alimentare. Un laboratorio dove passano persone. E non solo imparano a fare i dolci, ma imparano a lavorare. Le statistiche del ministero della giustizia ci dicono che per chi lavora in questi ambienti la recidiva si abbassa notevolmente. Un risultato che ripaga dei sacrifici che facciamo".    
Infine Samantha Intelisano che ha curato la mostra: "Voglio ricordare che il direttore del carcere di Piazza Armerina quando abbiamo scattato le foto era Antonio Gelardi, venuto a mancare da poco, che era un direttore illuminato. Ed ha trasformato una sezione abbandonata: creando una biblioteca e un forno. Dando vita ad un corso per pizzaioli e ad un corso di ceramica. Infine uno studio di registrazione". La Intelisano ha raccontato alcune delle fotografie presenti alla mostra: "L'altalena tra le sbarre realizzata da un detenuto che ne aveva salvato un altro che ha tentato il suicidio. L'altalena è il simbolo contro l'impiccagione. Foto realizzate all'interno della Biblioteca. Foto delle lettere nelle quali i detenuti parlano delle loro esperienze. E' la realtà che vale la pena di conoscere".  
 


 

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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