Il 18 dicembre l’inaugurazione nella villa appartenuta all’imprenditore Francesco Zummo. Il bene confiscato diventa sede di Europe Direct, IGNet e servizi per i giovani. Un progetto da 1,5 milioni di euro per trasformare un simbolo del “sacco di Palermo” in uno spazio di inclusione, formazione e partecipazione europea
PALERMO – Da bene confiscato alla mafia a presidio europeo per i giovani. La mattina del 18 dicembre, una delle ville appartenute all’imprenditore Francesco Zummo, figura storicamente legata agli atti antimafia e tra i protagonisti del cosiddetto “sacco di Palermo”, aprirà una nuova fase della propria storia.
Nel bene, che sarà trasformato in un International Youth Centre, nasceranno il Centro Europe Direct Palermo, parte della rete di informazione della Commissione europea, e la sede di IGNet, la rete europea coordinata da InformaGiovani APS ETS. All’inaugurazione sono attese autorità nazionali e internazionali, insieme ai rappresentanti delle istituzioni europee e ai volontari del Corpo europeo di solidarietà impegnati a Palermo e in Sicilia.
La scelta di inaugurare la struttura a cantiere aperto non è casuale: l’obiettivo è rendere visibile la trasformazione del luogo mentre prende forma, mostrando concretamente come un patrimonio sottratto alla criminalità organizzata possa diventare uno spazio destinato alla comunità.
Dal “sacco di Palermo” a uno spazio per i giovani
Il nome di Francesco Zummo compare negli atti antimafia da quasi mezzo secolo. Negli anni Ottanta, nell’ambito dell’indagine sulla cosiddetta Pizza Connection, il giudice Giovanni Falcone individuò un appunto che collegava conti riconducibili all’imprenditore a operazioni legate al traffico internazionale di droga.
A partire dalla fine degli anni Sessanta, Zummo costruì un vasto patrimonio immobiliare, arrivando a possedere oltre 2.500 immobili. La Direzione investigativa antimafia lo ha descritto negli atti come un soggetto “a disposizione” di Cosa Nostra, indicando rapporti personali e d’affari con esponenti di vertice dell'organizzazione, tra cui l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino.
Il 1° dicembre 2020, la Corte d’Appello di Palermo dispose la confisca dell’intero patrimonio, poi eseguita dalla DIA. Al momento della confisca, il valore dei beni era stimato in oltre 150 milioni di euro, una cifra che, rivalutata ai valori attuali, corrisponde a circa 245 milioni. Nel patrimonio figuravano società, centinaia di conti correnti, appartamenti, ville, terreni e cinque complessi residenziali in provincia di Siena. Ulteriori sequestri hanno interessato, fino al 2022, anche beni situati all’estero, tra Liechtenstein, Svizzera e Albania.
La villa rappresenta dunque uno dei luoghi materiali di quella stagione della città conosciuta come “sacco di Palermo”, il ventennio di speculazione edilizia tra gli anni Sessanta e Settanta che trasformò profondamente il capoluogo siciliano, con la distruzione di ampie porzioni del patrimonio verde e di numerose ville storiche. Una stagione sulla quale si intrecciarono interessi mafiosi, speculazione immobiliare e il riciclaggio di capitali provenienti dal narcotraffico, oltre alle responsabilità di settori della politica, dell’amministrazione e dell’imprenditoria.






