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“ZONA NOTO, TANTI COLORI E MILLE EMOZIONI”, la nuova clip promozionale della città di Noto

2020-07-13 17:35

Francesca Brancato

News, Sicilia, notabilis, sicilia, storia, noto, estate 2020, turismo,

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Zona Noto, tanti colori e mille emozioni: alla scoperta di Noto e dei suoi tesori durante la riapertura.

«Sono 35 intensi secondi di Noto, la città che ha ripreso a correre» - Così il sindaco di Noto Corrado Bonfanti lancia la breve clip promozionale, da qualche giorno sui canali social del Comune netino. «La stagione turistica è cominciata - spiega Bonfanti - nel pieno rispetto delle regole anti Covid19. Abbiamo già inaugurato diverse mostre e allestito un calendario di eventi che durerà tre mesi. Mare, arte e cultura in “Zona Noto”, con tanti colori e mille emozioni». 

Per questa occasione vi porteremo in giro per quella che è stata definita “la capitale del barocco” e il suo territorio.

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Noto è un comune del libero consorzio comunale di Siracusa. La città confina a sud con Pachino (patria dei succosi pomodorini pachino I.G.P.), a nord-est con Avola e Siracusa (con il Teatro Greco e le coste più belle della Sicilia Orientale), a nord con Palazzolo (uno dei borghi più belli d’Italia) e Canicattini Bagni, infine, a ovest con Modica (città del cioccolato I.G.P. che ne prende il nome), Rosolini e Ispica. L'aspetto dell'agro netino è caratterizzato in prevalenza dalla macchia mediterranea, da uliveti e mandorleti, dai vasti agrumeti e vigneti, infine da ampi pascoli alternati a secolari lauri, querce, frassini e lecci, nelle zone montuose. Un territorio peculiare e ricco, non solo da un punto di vista naturalistico, ma soprattutto per quanto riguarda i prodotti tipici, che ne fanno la culla di alcune delle eccellenze enogastronomiche dell’intera regione. 

Il significato della parola Noto non è certo. Il sito di Noto antica risale all'età del bronzo antico (III millennio a.C.). Secondo alcuni, il nome preellenico sarebbe stato Neas. Quello che è certo è che il suo nome in greco antico fosse Νέητον (Néēton), divenuto poi in latino Netum. Il nome attuale venne, invece, dato dagli arabi e registrato aggiunto nell’arabo classico come Nūṭus o, più probabilmente, Nōṭus. Esistono altresì variegate forme romanze registrate nelle diverse fonti notarili e archivistiche come le medievali (Noteo, Nothi, Notha) fino ad arrivare alle forme italiana Noto e siciliana attuale Nuòtu. Per queste motivazioni linguistiche i suoi abitanti sono chiamati netini, in siciliano nuticiàni.

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Tra alcuni dei suoi monumenti storici di rilievo ricordiamo: la Villa Romana del Tellaro (IV secolo) costruita in periodo tardo-antico; la basilica di Eloro e la Trigona di Cittadella dei Maccari, l'Oratorio della Falconara e la Cripta di S. Lorenzo Vecchio, il Cenobio di S. Marco, il Villaggio di contrada Arco, costruiti durante la dominazione bizantina; il monastero cistercense di Santa Maria dell’Arco, eretto durante la dominazione di Federico II di Svevia; mentre, nel 1870 fu inaugurato il Teatro Comunale, oggi luogo di cultura e casa di appuntamenti musicali e teatrali di pregio.

Tra gli eventi che hanno maggiormente segnato la città, sicuramente il catastrofico terremoto del 1693: l’11 gennaio del 1693 la città, allora nel suo pieno splendore, venne distrutta dal terremoto del Val di Noto. Subito dopo il terribile evento Giuseppe Lanza, duca di Camastra, nominato vicario generale per la ricostruzione del Val di Noto, stabilì di ricostruire la città in altro sito 8 km più a valle, sul declivio del monte Meti. Nel piano di costruzione della città intervennero diverse personalità, indicate dai documenti e dalla tradizione, quali: dall'ingegnere militare olandese Carlos de Grunenbergh, al matematico netino Giovanni Battista Landolina, al gesuita fra Angelo Italia, all'architetto militare Giuseppe Formenti; al di là del piano urbanistico, è da tenere presente che la città attuale è il risultato dell'opera di numerosi architetti (Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra, Antonio Mazza), capimastri e scalpellini, che durante tutto il XVIII secolo, realizzano questo eccezionale ambiente urbanistico.

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Nell'Ottocento, Noto perse il ruolo di capovalle, che passò a Siracusa. Tuttavia nel 1837, a causa del moto carbonaro di Siracusa, Noto divenne capoluogo di provincia e nel 1844 anche centro di una diocesi. Nel 1848 la città prese parte alla Rivoluzione siciliana indipendentista; la rivolta venne repressa l'anno successivo e il netino Matteo Raeli, ministro del governo rivoluzionario, venne mandato in esilio. Nel 1861, dopo la Spedizione dei Mille, Noto entrò a far parte del Regno d'Italia, conservando inizialmente il titolo di capoluogo di provincia, poi trasferito ancora a Siracusa nel 1865. Dopo la seconda guerra mondiale iniziò il processo migratorio verso le regioni settentrionali d’Italia, il nord Europa, le Americhe e il Canada, e la città conobbe qualche decennio di decadenza. Nel 1977 si tenne a Noto il “Simposio sull'architettura di Noto”, organizzato da regista Corrado Sofia e dall'allora sindaco Alberto Frasca, che mise l’accento sul barocco netino e la storia millenaria della città.

Negli ultimi anni la città ha visto una ripresa economica importante, dovuta allo sviluppo del turismo, che ne rappresenta la principale risorsa. Nel 2002 Noto viene inserita nella lista dei siti patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Oggi la città vanta uno dei primati tra le mete turistiche e culturali della Sicilia tutta, grazie alla sua offerta artistica e culturale ad ampio raggio, che comprende mostre di arte contemporanea, concerti di grandi personalità del mondo della musica e tutto il suo patrimonio storico-artistico. Per non parlare poi della vastissima offerta enogastronimica e naturalistica, che fanno del Val di Noto uno dei centri più importanti non solo per il turismo di settore, ma anche per la produzione italiana e mondiale di prodotti unici e di prima qualità.

 

 

 

©riproduzione riservata

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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