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“ANASTASIA E LA CORTE DEI ROMANOV”: LA GUERRA, LA MORTE, L’AMORE DATOLE IN SORTE

2024-03-12 15:29

Lucia Corsale

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“ANASTASIA E LA CORTE DEI ROMANOV”: LA GUERRA, LA MORTE, L’AMORE DATOLE IN SORTE

Lo spettacolo si muove nel solco della favola, dove la memoria si dipana e la fantasia regna sovrana

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“Anastasia e la corte dei Romanov”, lo spettacolo portato in scena dalla compagnia Trinaura al Teatro Garibaldi di Avola, nell’ambito della rassegna “Teatro in famiglia”, pur attingendo a fatti e misfatti della Storia, si muove nel solco della favola, dove la memoria si dipana e la fantasia regna sovrana.

Siamo agli inizi del ‘900 e per  la dinastia dei Romanov, simbolo supremo dell’autocrazia in Russia, incombe lo spettro dell’enigmatico Rasputin e della sanguinaria fine ad opera di un gruppo di bolscevichi.  Secondo la trama imbastita dalla regista, Tatiana Alescio, direttrice anche del Teatro e che nella pièce veste i panni  prima della zarina, Alessandra, poi di Sophie, cugina dell’imperatrice, lo zar, Nicola II Romanov, e la moglie partono per Parigi per un lungo viaggio, sì, perché su questa terra siamo tutti di passaggio.

La granduchessa Anastasija (Aurora Trovatello), dunque, viene rinchiusa in un orfanotrofio, ma,  diventata  una giovinetta, vuole recarsi in Francia alla ricerca dei genitori. Ania, questo è il nome che nella struttura le hanno affibbiato, si rivolge, dunque, a Dimitri (Giuseppe Orto) e a Wlad (Sergio Molino) per ottenere i documenti, nel suo bagaglio misero, pochi ricordi le affiorano sul  passato. I due vorrebbero  lucrare sul ritrovamento di Ania: la nonna, l’imperatrice Marija (Mary Accolla) che desidererebbe tanto ricongiungersi alla nipote, la sta facendo cercare, infatti,  per terra e per mare. Wlad, che un tempo aveva fatto parte della corte imperiale e che per Sophie nutre un amore viscerale, le insegna a comportarsi da granduchessa, il suo obiettivo è che l’imperatrice cada nel tranello come una fessa. Ma Dimitri, che lavorava al palazzo e che a Pietroburgo teneva audizioni, sperando di appiopparle una sedicente Anastasia, di Ania è innamorato pazzo.

Così, quando Ania giunge al cospetto dell’imperatrice e alla sfilza di domande risponde esattamente, senza alcuna esitazione, la nonna non ha più dubbi, si tratta di Anastasia in persona. Anastasia, tra l’altro, si  ricorda dell’olio alla menta che la nonna usa come profumo, e quando le esibisce il ciondolo, che l’altra in segreto le aveva donato, ogni dubbio sull’identità della nipote è ormai fugato. Dimitri, però, rifiuta la ricompensa, l’amore per Anastasia è grande, di lei patirà l’assenza. Ma l’amore di Dimitri è ricambiato, e Anastasia, col beneplacito della nonna, lo vuole, intanto, come fidanzato.

Una favola, dunque, in cui i venti di guerra soffiano lontano, la vita oltre la morte, l’amore di Dimitri e Anastasia e quello di Wlad e Sophie andrà lontano. 

 

 

©riproduzione riservata 

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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