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La storia degli almariciani condannati con l'accusa di eresia

2026-02-17 16:35

Redazione

News, Sicilia,

La storia degli almariciani condannati con l'accusa di eresia

Quale legame si riscontra tra eresia, potere e conoscenza? Cosa accade quando la logica sfida il dogma? Sono alcune delle domande alle quali risponde

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Quale legame si riscontra tra eresia, potere e conoscenza? Cosa accade quando la logica sfida il dogma? Sono alcune delle domande alle quali risponde don Rosario Lo Bello nel suo libro "Logici Eretici. Amalrico di Bène e gli amalriciani nelle fonti del XIII secolo” che sarà presentato mercoledì 25 febbraio alle 17.30 allo Studio Teologico San Paolo di Catania.

Un’occasione imperdibile per approfondire una delle pagine più affascinanti e turbolente della storia del pensiero del XIII secolo.

Interverranno Sylvain Piron, Directeur d'études à l’Ecole des hautes etudes en sciences sociales (Scuola di studi superiori in Scienze sociali) a Parigi, e Maurizio Aliotta, Docente presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania. Sarà presente l’autore Rosario Lo Bello.

Amalrico di Bène fu un teologo e maestro della scuola di Parigi a cavallo tra il XII e il XIII secolo. Dopo la sua morte, un gruppo di suoi seguaci – noti come ‘amalriciani’ – furono condannati nel 1210 con l’accusa di eresia. Alcuni furono giustiziati, altri incarcerati, e perfino le ossa del maestro furono riesumate e gettate in terra sconsacrata. Per secoli, la storiografia ha interpretato gli amalriciani come panteisti radicali: avrebbero sostenuto che ‘tutto è Dio’, che ‘l’uomo giusto non può peccare’, e che la storia avrebbe ormai superato l’epoca della Chiesa e dei sacramenti, entrando in una fase finale, spirituale, senza più mediazioni. Alcuni studiosi hanno parlato di ateismo spirituale o di ‘mistica razionale’. Il saggio esamina le prime testimonianze biografiche e dottrinali, riportando ciascuna di esse nel contesto originario. La vicenda è riletta sullo sfondo della nascita dell’Università di Parigi e dei conflitti di autorità legati al controllo dei docenti e dei loro insegnamenti. Dietro le condanne si intravedono i profili dei teologi formatisi nella scuola cattedrale di Notre-Dame, preoccupati, di fronte alla minaccia costituita dai libri naturales di Aristotele, di ridefinire confini e statuto del proprio sapere.

Logici eretici è una genealogia: indaga come nasce un confine, come si produce l’esclusione, come si mette a tacere una voce interna al mondo della teologia scolastica - spiega Rosario Lo Bello -. Amalrico era un maestro di teologia, un uomo che operava all’interno del sistema scolastico, che probabilmente padroneggiava la logica, la metafisica, la teologia. Ma a un certo punto la sua parola esce dai confini del dicibile. E questo non perché dica qualcosa di manifestamente scandaloso, ma perché parla da una posizione che il nuovo ordine del sapere non può più tollerare.

Amalrico e i suoi non vengono espulsi perché irrazionali, o perché negano la fede, ma perché non rientrano nella cornice dell’ortodossia accademica in via di costituzione.

L’eresia, in questa prospettiva, non è una dottrina, ma un atto di esclusione, motivato anche dalla necessità di gestire e controllare l’uso di nuovi linguaggi e visioni del mondo. In quegli anni - continua Lo Bello - Parigi è attraversata da un elemento dirompente: l’arrivo del corpus aristotelico latino. Aristotele porta nuove categorie, nuovi modelli di razionalità, un lessico ontologico e logico che trasforma la teologia stessa. Ecco perché, nello stesso anno in cui vengono condannati gli amalriciani, viene proibito l’insegnamento di Aristotele sulla natura. L’eresia, in questo quadro, è anche la paura del sapere nuovo che non si riesce ancora a governare.

L’eresia non è sempre un contenuto sbagliato. Spesso è il nome dato a una frattura che fa paura. E in ogni sistema che pretende di definire ciò che è razionale, giusto, accettabile - conclude l'autore - è fondamentale tornare a interrogare gli esclusi. Perché lì, in quella zona d’ombra, si annidano spesso le domande più urgenti e le verità ancora da pensare".
 


 

Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Siracusa. Numero di iscrizione 01/10 del 4 gennaio 2010

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